3 Febbraio 2019

3. Il giorno dopo

di Sandro

Rivedo i miei quattro eroi dopo alcuni giorni, poiché una brutta tonsillite mi aveva insidiato la tonalità di voce, strumento necessario per farsi ascoltare in classe. Anche l’udito mi era venuta meno. Il medico mi aveva spiegato che talvolta brutte tonsilliti possono insidiare una certa tromba di “Pistacchio, Eustachio” o giù di lì; sta di fatto che ora ci sento meno. Spero non rimanere sordo come Beethoven. Tante volte vorremmo esserlo per isolarci un po’, ma doverlo diventare scoccia parecchio. La tecnologia fortunatamente ci viene in aiuto con i suoi micro-processori. Sarà, ma a me la tecnologia come adiuvante per l’udito e la chimica come ausilio pressorio e, sessuale mi sa tanto di qualcuno che sta invecchiando… Ritorno subito in me quando Gino, con voce anche un po’ alterata, dice a Mario: “…Ma tu come fai?” e Mario “… Tu pensi che io non mi sia mai pentito di fare questo lavoro e che non abbia mai pensato di cambiare?”.

Gino era stato al funerale civile di Enzo e aveva assistito, dietro a tanti, alla lettura di ogni biglietto che ricordava il defunto. Quel tipo di funerale, in fondo gli era piaciuto. Ognuno nella propria semplicità aveva ricordato Enzo, tante volte durante i racconti le labbra dei lettori si erano increspate in un accennato sorriso di fronte all’emergere di fatti buffi o ad espressioni non proprio interpretate da presentatori televisivi. Non era stata una mancanza di rispetto, era servita solo a stemperare il dolore, ad allontanarlo almeno un momento da quel luogo, terra di uomini sepolti, terra di livelle tutte uguali. Gino si era evitato la predica di un prete che riassumeva tutta una vita in: “Era una brava persona… mancherà a noi, ma in modo particolare ai suoi famigliari”. Si era evitato soprattutto, il canto a cui nessun morto può sottrarsi e che a Gino risuonava sempre nelle orecchie quando pensava a suo figlio: “Io credo risorgerò il mio corpo vedrà il Salvatore…”.

L’aldilà, il Salvatore, la morte, il tempo, la sofferenza, tutte parole che si rincorrevano spesso nella testa di Gino e che quella mattina, con impeto, erano state scagliate addosso a Mario chiedendogli: “Ma tu come fai?” Sì, come faceva Mario, anestesista rianimatore, a fare i conti tutti i giorni con il dolore e la sofferenza? Mario non lo sapeva, ma se lo chiedeva anche lui quotidianamente, perché il dolore e la sofferenza degli altri cambia la vita giorno per giorno.

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2. Ciao Enzo

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4. . . . Mi fido di te . . .