22 Febbraio 2019

4. . . . Mi fido di te . . .

di Sandro

Il giorno dopo arrivo al bar alla solita ora e quando entro sento una canzone che dice: “La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare, mi fido di te, io mi fido di te, ehi mi fido di te…”. Chiedo alla barista, che la sta canticchiando, chi sia il cantante e lei guardandomi mi sorride e mi risponde: “Jovannotti”. Giusto, Jovannotti. Mi sembravo don Abbondio nei Promessi Sposi “Carneade chi è costui…”. Penso a quando noi si cantava con la chitarra in mano canzoni impegnate come:“Dio è morto”, “Contessa”, “La locomotiva”, “Auschwitz” e ora si canticchiano parole assemblate come la vertigine e la voglia di volare… Mah… Io ho sempre temuto le altezze proprio perché soffro di vertigini e mai le ho paragonate alla voglia ancestrale di Icaro. Sono indubbiamente limitato o forse mi sono fermato alla “Locomotiva” alle parole: ”Gli uomini son tutti uguali contro i re e ai tiranni scoppiava nella via la bomba proletaria e illuminava l’aria la fiaccolata dell’anarchia, la fiaccolata dell’anarchia…“. La voce di Guccini e l’erre gracchiante rendeva la parola “Anarchia” ancora più ruvida, stridente e inafferrabile… Altri tempi… altri pensieri, altri uomini, altre teste e altri sogni. No, forse nel sognare siamo sempre uguali. Il sogno di Icaro era volare, il sogno nostro era un mondo anarchico dove il giusto e il dovere combaciavano; dove le regole erano solo il congiungersi di modi per una convivenza paritaria. Anche oggi, la voglia di spiccare il volo, coincide con la volontà di vincere le insidie, di superare le vertigini che spesso la vita con i suoi burroni improvvisi ti fa provare. Proprio come Icaro, anche noi, volare via per fuggire dal dolore, dal tempo, dalle ingiustizie. Altre parole… stessi ideali. Semplici pensieri da vecchio? Chi riflette ancora su questo? Tutto pare dovuto, le cose che esistono sembrano sempre esistite, nessuna lotta di classe, nessuna sofferenza, niente guerra. Alla fine mi viene in mente una frase di Wislawa Szymborska: “Sono diventato una domanda in risposta ad un altra domanda”. Sostanzialmente mi sto auto-rompendo le palle da solo in un bar della stazione dove tutti corrono per acchiappare un treno o ne scendono senza pensare ai massimi sistemi del mondo. Mentre mi tormento, tra passato, presente e futuro, arriva Alberto con un viso molto sciupato e con le lacrime agli occhi. Durante la notte è stata fatta una spaccata nel suo negozio. La vetrina è stata ridotta in frantumi da un furgone in retromarcia. Dei delinquenti si sono intrufolati nel negozio rubando parte dei giacconi in pelle in esposizione, molti completi di Armani e camicie di tutti i tipi. Pochi minuti e si sono dileguati. Il responsabile del negozio era disperato e aveva chiamato Alberto nella notte per aiutarlo a fare una veloce conta dei capi mancanti. Un inventario durato tutta la notte e ora la sua faccia rispecchiava l’amarezza del suo spirito.

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3. Il giorno dopo

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5. Adila