31 Dicembre 2019

Sala per le visite: piccola, grande, minimalista. Momento di colloquio, momento di conoscenza.

di Sandro

La grandezza della sala per le visite, dipende dal protagonista dell’ambulatorio. A me personalmente piacciono grandi, dove il cane possa entrare e si possa girare, qualsia sia la sua mole. Sempre a parere dell’autore, le sale visita di una clinica sono diverse da quelle di un ambulatorio. Una clinica, il più delle volte, viene pensata alla maniera americana. Ambulatori visita di piccole dimensioni, minimalisti, con un tavolo per posizionare l’animale, pochi strumenti per una visita generale e le provette con le siringhe per raccogliere campioni ematici. Il cane poi, viene spostato nella sala raggi, nella sala ecografica, portato in sala degenza, ecc. Gli ambulatori, talvolta per mancanza di spazio, diventano dei monolocali dove c’è un po’ di tutto. Ci si può trovare i biscotti per i cani, l’ecografo che viene spostato solo all’occorrenza. Si potrebbe avere anche una piantana, utile per somministrare una flebo ad un cane molto abbattuto, gli immancabili libri da consultare velocemente, le chiavi, le forbici ecc., insomma un po’ di tutto, compreso il nostro disordine e i peli che ci inseguono come i capelli inseguono il barbiere. Per tutti questi motivi, la nostra sala visite, deve essere ampia, a differenza di quelle di una clinica, dove i cani arrivano per referenza. Non darò delle dimensioni, ma ognuno trarrà delle conclusioni in base a quello che ci dovrebbe essere come mobilio base. Prima cosa, in una sala visite, dovrebbe contenere un tavolo visite, possibilmente senza le quattro gambe, ma agganciato al muro, per evitare il momento ludico per i cani nel segnalare la loro presenza. Il tavolo deve essere sempre ben pulito e possibilmente coperto da un tappetino anti-scivolo. Ci dovrebbe essere una cassettiera, non appoggiata a terra, (la spiegazione è legata alla stessa scelta del tavolo senza gambe), dove di solito vengono custodite: provette, siringhe, lacci emostatici e tutti quegli oggetti che non vogliamo prendano polvere. I cassetti rimasti a disposizione, vi è la possibilità di utilizzarli per depositare parti cartacee che ci inseguono regolarmente e che regolarmente non troviamo. Inoltre ci deve essere presente: un lavandino (questo lo richiede anche la ASL), un mobiletto dove mettere i farmaci di consumo giornaliero o di vendita in caso di cessione. Un frigorifero, dove noi riponiamo tutta la nostra capacità di prevenzione vaccinale. Questo per comodità può far parte per dell’arredamento, oppure essere situato in un’ altra stanza dove più ambulatori accedono ai farmaci. N.B.: nei frigo sparsi per la struttura non vanno riposti cibi ad uso personale, tale comportamento potrebbe essere sanzionabile da una ispezione dei NAS. Le vivande personali devono avere un frigo a loro dedicato. Non si deve dimenticare, naturalmente, una scrivania dove di solito si ripone ogni cosa.
In base alla capienza della sala, sarebbe opportuno avere anche una bilancia. Questa ci permetterà di sapere precisamente il peso dei nostri pazienti, cosa assai sempre curiosa, visto che i proprietari ritengono i loro animali magri, e se in sovrappeso, solo di poco. Tante volte ci vuole faccia tosta a definire i nostri pazienti in sovrappeso, quando anche noi spesso siamo “In carne!”. Naturalmente diventa argomento complesso e assai scivoloso quando anche il proprietario ha una struttura esuberante come il proprio animale! Non è raro che le due cose non vadano a braccetto! Un computer con una stampante sono necessari per la quantità di notizie che ci arrivano via web quotidianamente. Tutte cose atte a prendere polvere che costantemente andrebbero pulite. Nel mio ambulatorio ho anche una centrifuga da microematocrito e qui si apre tutto un mondo di considerazioni che si possono fare. Quando io ho iniziato la mia professione, ho impostato la struttura in modo da raccogliere più dati possibile durante le visite, il tutto effettuato per poi inviare gli esami di laboratorio in un centro specialistico. Diveniva logico e necessario che per capire se un animale era anemico un microematocrito diventava necessario. Ora con un emogas questo problema viene velocemente superato, oppure grazie alla presenza di una macchina per emocromo all’interno della struttura stessa. Per chi iniziasse l’attività, per chi volesse un riscontro durante la nostra attività notturna e utilizzasse questo dispositivo si consideri di comperare centrifughe che vadano oltre i dodicimila giri e siano stabili durante il loro moto rotatorio. Con l’avvento del doping esistono in commercio centrifughe di pessima qualità. Bisogna sapere che quelle ottimali superano di gran lunga il migliaio di euro e a mio avviso quelle indicate sono della marca Hettich! Come attrezzatura obbligatoria aggiungerei almeno due fonendoscopi: uno pediatrico e uno normale. Entrambi preferibilmente personali per evitare la trasmissione di infezioni alle orecchie. Cosa molto semplice imprimerci un nome e ribadisco sempre due, perché uno dei due non si trova mai al proprio posto. Obbligatorio diventa anche un otoscopio, un oftalmoscopio e un transilluminatore di Finnoff tutti dotati delle proprie basi di ricarica, in modo tale da essere sempre operativi, capita spesso siano scarichi quando servono, quindi poco efficaci. Le batterie sostitutive quando necessitano solitamente non si trovano. (L’autore considera quelle di marca Heine le migliori).
Per una visita neurologica la presenza di un martelletto, di una Klemmer e del transilluminatore già citato, possono essere sicuramente d’aiuto, investimenti esosi. Se non si è di fronte ad un cane che vuole sbranarci o ad una pantera travestita da gatto, la misurazione della pressione potrebbe diventare un dato non trascurabile nella sequenza della nostra visita ad un ammalato. Anche qui si consiglia uno strumentario di buona qualità che richiede un investimento importante. Il mercato offre il Petmap in versione aggiornata rispetto alle prime. L’uso è facile, aiuta a completare la nostra visita, ma non è sicuramente uno strumento atto a far aumentare i nostri profitti!!! Tutti i dati che si ricava dalla visita possono essere inseriti nella cartella clinica del nostro paziente, di solito conservata nei nostri computer. La necessità di una raccolta dati, nasce per diverse esigenze: far sapere agli altri colleghi la situazione del paziente al momento dell’arrivo, conoscere le terapie in atto e non trovarsi impreparati di fronte a clienti il più delle volte ansiosi. Ora, nel mercato, per i veterinari esistono diversi programmi atti soddisfare le esigenze di raccolta dati. Va ricordata tuttavia una ovvietà: tutto quello che viene immesso nelle nostre banche dati può essere facilmente visionabile da controlli esterni e per ovviare a contestazioni deve esserci una corrispondenza parallela alla fatturazione!!!
Per l’autore del blog le marche o le ditte citate sono fonte di considerazioni personali, di esperienze contratte negli anni di lavoro opinabili e discutibili, ma non ricalcano nessuna volontà pubblicitaria.