24 Agosto 2019

13. Strani scherzi della vita II

di Sandro

parte seconda

Era mercoledì mattina, giorno dell’appuntamento combinato dai due amici e anch’io ero presente nel luogo prestabilito. Ho preso il mio giornale e mi sono recato al solito angolo, vicino alla finestra, facendo finta di immergermi nella lettura. Mario si era seduto accanto al mio tavolo con Guido, io ero dietro al sipario improvvisato dal mio giornale e potevo sentirli distintamente. Mario appena seduto disse: ”Guido, ho pensato a lungo a tutto quello che mi hai raccontato e ho cercato di pormi al di fuori della storia per esserne più distaccato possibile, altrimenti i sentimenti mi avrebbero fuorviato in quello che ora sto per dirti. ”Ho guardato banalmente al ”San Raffaele” chi sono i medici che si occupano di oncologia chirurgica e medica. Ho scorso tutti i loro nomi, ho escluso i nomi maschili, tutti i medici donne sotto i quaranta e sotto i trentacinque e, poi quelle sui trenta. Se Aurora ha dai ventidue ai venticinque anni, indicativamente sua madre è nostra coetanea, ossia sulla cinquantina, mese più, mese meno.” “Certo!” rispose Guido, ”questo, potevo averlo fatto anch’io”. “Sì lo so, non lo hai fatto solo per paura e per non “rumegare”, permettimi questo digressione popolana, nel passato.” Continuò Mario. ”Si, forse è vero, alzare il coperchio di certe pentole talvolta risulta difficile e doloroso. Ho pensato inoltre, dimmi se sbaglio, che tu sei stato sempre un latin lover, ma che hai saccheggiato i cuori di donne vicine a te, quindi venete.”. “Anche questo è vero!”, concordò Guido, “Quindi ho escluso una certa dott.ssa Piscitelli di anni cinquantadue di origine romana. Mi è rimasta in fondo alla saccoccia una certa dottoressa Pavan Luciana, anni cinquantatré, laureata a Padova e iscritta all’ordine della città patavina all’età di trentanni. Questa si è trasferita a Milano e da lì non si è più mossa.”. “La Luciana, ora ricordo!”, sbiancò il povero Guido, e continuò dicendo: ”Devi sapere che io dieci anni fa ho fatto un incidente stradale e nell’urto ho picchiato la testa contro il parabrezza. Al momento non ricordavo niente, poi pian pianino la memoria mi è tornata. Dietro a questo episodio però, io ho voluto nascondere tutto ciò che per me non era più comodo ricordare, dando colpa sempre al trauma automobilistico. Questa storia è finita nel calderone del -non ricordo voluto-.

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