29 Ottobre 2018

L’anima che si perse nella nebbia III

di Sandro

Capitolo terzo

Una notte, quando la luna alta nel cielo illuminava la campagna veneta bagnata da una rugiada fresca e tonificante due giovani corpi si amarono. La luce della luna fu cosi’ delicata e tenue, che non ci fu imbarazzo tra i due amanti semi nudi inesperti dell’amore e dei loro corpi. La luna diventò involontariamente, come fa da anni, complice e testimone oculare di un amore intenso e senza peccato fatto di sospiri smorzati e di parole sussurrate. Un amore pulito e sincero che uni’ senza celebranti e giuramenti solenni due persone per più di cinquant’anni. Ma come accade ancor oggi, amarsi senza conoscenze, seguendo le sole regole dettate dalla natura può diventare l’ unica alchimia necessaria per trasformare una ragazza in una donna. E questo successe ad Anna. A quel tempo far nascere un figlio senza una famiglia precostituita ti condannava alla gogna di tutti. Il chiacchiericcio diventò verità inoppugnabile ed il paesetto già piccolo una scatola opprimente. Osservando questa storia oggi, il tutto mi appare totalmente kafkiano. Ricordo con un sorriso una famosa vignetta di Gibbuti dove la cecità umana veniva sintetizzata come la diatriba tra una pagliuzza nell’occhio e un palo inserito in un recesso del corpo più doloroso e più difficile da raggiungere.
Penso che l’amore consumato in un prato abbia rappresentato per Anna ed Antonio anche un momento di libertà cercata, il passar oltre le regole familiari imposte, oltre i matrimoni concordati oltre le convenzioni in uso, consci anche del detto che “Del doman non v’è certezza”. Infatti come scriverebbero dei bravi cronisti storici, i venti di guerra erano alle porte. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, va aggiunto inoltre che sebbene stesse incombendo una guerra, e una si fosse appena conclusa, due giovani si unirono in una visione ottimistica del futuro noncuranti del domani ma sicuri solo del loro amore. E Maria ne è il frutto come mi racconterà lei stessa tanti anni dopo. Tanti anni dopo quando questo disonore si può raccontare. Ora che l’amore si brucia in un angolo di una discoteca tra l’indifferenza dei presenti e tra il rumore assordante della musica tecno. Ora con un leggero sorriso tra le labbra e gli occhi che guardano oltre l’orizzonte , ora che l’età sa discernere il futile dal necessario, il vero dal falso, quando qualcuno le chiede cosa pensa dei suoi genitori questa risponde “Io sono l’incarnazione di un grande amore con la A maiuscola.”
Il peccato e’ stato commesso e gli uomini e le loro regole impongono sia posto rimedio. Il matrimonio riparatore per dare una famiglia a Maria e una dignità a d Anna. Al povero Antonio la notizia di diventar padre lo raggiunse quando era in partenza per la guerra e gli venne negato anche di essere presente al suo matrimonio. Gli affari di Stato erano molto più importanti di un matrimonio tra due contadinelli.
Lo stato appunto appena nato dopo la prima guerra chiedeva a quelle terre ieri ,sotto gli austro ungarici, altri sette fratelli maschi oltre a lui per difendere i sacri confini. E fu proprio un fratello in licenza a sostituirlo sull’altare e a scambiarsi l’anello nuziale con Anna.
Il matrimonio non fu certo pomposo e rumoroso come siamo capaci tutti di immaginarlo, ma fu celebrato in gran segreto. Come dettavano le procedure ecclesiastiche di allora accompagnate dall’onta della vergogna l’unione tra Anna ed Antonio avvenne per procura dove il fratello faceva le veci di Antonio e il matrimonio fu celebrato alle cinque di mattina con gli sposi dietro l’altare.

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