13 Ottobre 2018

L’anima che si perse nella nebbia I

di Sandro

Capitolo primo

Una mattina come tutte le altre . Da quando sono in pensione e ho superato i settant’anni e o meglio sono vicino agli ottanta la prima cosa che faccio dopo essermi alzato e’ quella di andare al bagno. Succede spesso anche di notte pero’ dicono che ad una certa età è normale. Esco dopo aver compiuto la prima azione della giornata con un sorriso. La minzione è stata fluida e continua per tutto il tempo necessario per svuotare la vescica. Quando non si e’ più giovani, si dorme poco i pensieri si fanno ripetitivi come le azioni tanto da rincorrersi e diventare anche il fulcro delle discussioni giornaliere.
La tappa al bagno e’ solo la prima delle azioni, poi seguono i preparativi per il pranzo . Immediatamente dopo aver fatto la spesa, il pensiero va alla cena possibilmente leggera che ti permetta di dormire. Tanti anni fa il risveglio era diverso. L’andamento circadiano degli ormoni ti ricordava con autorevolezza la tua mascolinità dove tanti raggiungevano il compiacimento delle proprie doti. Il cibo della sera prima era velocemente metabolizzato in energia, i sogni erano per lo più positivi e la giornata si presentava sempre pervasa da buoni propositi. Ora la situazione e’ diversa. Il tempo sembra essere sempre poco e scorre più veloce. Per noi anziani, in pensione, la fretta e’ una costante perché il tempo non ci dà tregua, ci rincorre sembra morderci i polpacci ricordandoci che lui passa senza guardare indietro ma soprattutto senza aspettare.
Io il tempo lo vedo che passa osservando il mio orto. L’alternarsi della verdura mi racconta le stagioni. Le zucchine a fine aprile, i primi pomodori a maggio, le fragole a giugno, le patate ad agosto, i radicchi a novembre come i cavoli , la raccolta dei cachi con le prime brine. Il giusto riposo della terra nei tre mesi invernali mi ricorda che anche il lavoro e’ ridotto ma non assente perché con le giuste accortezze tecniche fatte di teli e paglia la terra ci può ancora donare qualcosa… Il lavoro dell’orto per me è come il “karesansui” per i giapponesi. Il mio orto è il giardino zen per eccellenza dove posso pensare e dove l’unica cosa che mi possa distrarre è il tempo con il suo mutare.
Quando sono nel mio orto penso a lei e canticchio la canzone di Battiato “la stagione dell’amore” di cui ricordo solo una mezza strofa …. i desideri non invecchiano con l’età… Sì io l’ho sempre amata e continuo ad amarla anche se ormai non sono più giovane .
Io e lei siamo nati nello stesso paesino, anzi frazione di un paesino , nell’entroterra veneto dove il fiume Monticano, il fiume Meduna ed il fiume Livenza si rincorrono , si guardano e si intersecano. Abbastanza distanti dal mare per non poterne godere e cosi’ vicini alle montagne per percepirne il freddo invernale. Praticamente un paese in aperta campagna. Niente di idilliaco, meritevole di approfondimenti topografici e di studi del territorio. Vengono tralasciati anche i ringraziamenti celesti per un posto terreno dignitoso per viverci, ma non degno di una descrizione manzoniana.

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L'anima che si perse nella nebbia II

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